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Lo Sport Vision Training nel nuoto: davvero il sistema visivo conta così poco per ottenere migliori performance?

Immagine del redattore: Benedetto Galeazzo
Benedetto Galeazzo
25 ago
Tempo di lettura: 8 min

Quando si parla di Sport Vision si pensa subito a calcio, tennis, volley o agli sport di squadra: discipline in cui c'è una palla da leggere, un avversario da anticipare, uno spazio da controllare. Il nuoto viene quasi sempre lasciato fuori, con un'idea che sembra ragionevole: la prestazione si svolge in acqua, con gli occhialini, spesso a testa in giù, quindi il sistema visivo avrebbe un ruolo marginale.


sport vision nuoto

La risposta breve è no: nel nuoto il sistema visivo non è marginale. Insieme al sistema vestibolare e a quello propriocettivo costruisce l'orientamento del nuotatore nello spazio, stabilizza lo sguardo mentre il capo ruota per respirare, guida la stima della distanza dalla parete nelle virate e negli arrivi e contribuisce a una nuotata più simmetrica ed economica. La letteratura scientifica e l'esperienza clinica vanno nella stessa direzione. In questo articolo spiego perché, e presento il protocollo di Sport Vision specifico per il nuoto a cui sto lavorando nel mio studio di Palermo.


Perché il nuoto viene escluso dalla Sport Vision, e perché è un errore


Il ragionamento che porta a escluderlo parte da una premessa vera: in vasca non c'è un oggetto da inseguire con gli occhi. Da qui, però, si arriva a una conclusione sbagliata, cioè che la vista non serva. In realtà l'acqua non elimina il contributo visivo: lo trasforma e, per certi versi, lo rende più delicato.


Il nuotatore lavora in un ambiente in cui vengono meno molti riferimenti abituali. Non c'è un appoggio a terra che informi il corpo sulla propria posizione, il corpo è orizzontale, il capo ruota di continuo per respirare e nelle virate esegue una capovolta completa. Il campo visivo è ridotto dagli occhialini, l'immagine è deformata dalla rifrazione dell'acqua e disturbata dall'appannamento, dagli schizzi, dai riflessi della superficie. Il sistema nervoso deve costruire l'orientamento con segnali diversi da quelli a cui è abituato sulla terraferma, e deve farlo decine di volte in ogni vasca. Questo non riduce il ruolo della visione: la rende una risorsa da usare bene.


I tre sistemi che governano il gesto del nuotatore


Ogni gesto tecnico nasce dall'integrazione di tre sistemi che il cervello legge insieme, in tempo reale.

  • Sistema visivo: fornisce i riferimenti di direzione e distanza. La linea scura sul fondo, la T prima della parete, le corsie, la superficie dell'acqua, i segnali dei 5 e dei 15 metri sono le coordinate con cui il nuotatore sa dove si trova e dove sta andando.

  • Sistema vestibolare: nell'orecchio interno, rileva le accelerazioni e le rotazioni del capo. Nel nuoto è stimolato in continuazione: il rollio per la respirazione, il tuffo, la capovolta in virata, il cambio di assetto tra fase subacquea ed emersione.

  • Sistema propriocettivo: informa su posizione e tensione di muscoli e articolazioni e sulla pressione dell'acqua su mani, avambracci e piedi. È la base della cosiddetta sensibilità all'acqua.


Nessuno dei tre lavora da solo. Quando uno diventa meno affidabile, il cervello aumenta il peso degli altri: se l'integrazione è efficiente il gesto resta stabile ed economico, se è inefficiente compaiono i compensi. Un esempio concreto è il riflesso vestibolo-oculare: quando il capo ruota, gli occhi compiono un movimento uguale e contrario per mantenere stabile l'immagine. È questo riflesso che consente al nuotatore di conservare un riferimento fermo, la linea sul fondo o la parete, mentre la testa gira per respirare. Se lo sguardo non è stabile, il riferimento oscilla e il corpo lo segue.


Cosa fa concretamente il sistema visivo in acqua


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Orientamento spaziale e traiettoria rettilinea

Nuotare dritti sembra scontato, ma non lo è. Ogni deviazione laterale allunga la distanza percorsa e costa energia; le correzioni di rotta, spesso inconsapevoli, alterano il ritmo della bracciata. Le informazioni visive dal fondo e dalle corsie, insieme alla visione periferica che percepisce la posizione della corsia e degli avversari, permettono di mantenere la traiettoria senza sollevare il capo. In acque libere il tema diventa evidente: il sighting, cioè il sollevare rapidamente lo sguardo per allinearsi alla boa, è un'abilità visuo-motoria a tutti gli effetti, che richiede una fissazione rapida e un ritorno immediato all'assetto di nuotata.


Stabilizzazione dello sguardo durante i movimenti del capo

La direzione dello sguardo regola la posizione della testa, e la posizione della testa regola l'assetto del corpo. Un nuotatore che cerca riferimenti troppo avanti tende a sollevare il capo, e le anche affondano; uno che perde il riferimento durante la respirazione tende a ruotare più del necessario. La qualità del riflesso vestibolo-oculare e la capacità di mantenere la fissazione con il capo in movimento sono quindi componenti tecniche, non un dettaglio.



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Coordinazione della respirazione

Nello stile libero la respirazione è una rotazione del capo integrata nel rollio del corpo, con una finestra temporale precisa. Occhi, orecchio interno e collo lavorano insieme in quel momento. Molti nuotatori respirano prevalentemente da un lato: il sistema visivo e quello vestibolare ricevono per anni uno stimolo asimmetrico, e l'asimmetria può riflettersi nella bracciata. Quanto questa relazione pesi sul singolo atleta è una delle ipotesi che il protocollo vuole verificare con misure oggettive, non dare per scontata.


Partenze, virate e arrivi

Sono i momenti in cui il nuotatore deve rapportarsi allo spazio con la massima precisione. In partenza il segnale è acustico, ma la traiettoria di ingresso in acqua è un compito di controllo visuo-motorio; nelle staffette il cambio dipende da un'anticipazione visiva del tocco del compagno, con margini di pochi centesimi. In virata l'atleta deve stimare la distanza dalla parete leggendo la T sul fondo, decidere l'ultimo gesto, eseguire una capovolta che stimola intensamente il sistema vestibolare, riorientarsi e riprendere il riferimento in fase subacquea prima di emergere. Nel dorso i riferimenti sono le bandierine a 5 metri e il conteggio delle bracciate. Nell'arrivo, ancora una stima di distanza per chiudere sulla piastra senza bracciate a vuoto e senza scivolamenti.


Efficienza della nuotata, compensi e asimmetrie

Quando i riferimenti sono instabili, l'atleta introduce micro-correzioni continue: solleva il capo, devia, allunga una bracciata e accorcia l'altra. Ogni compenso ha un costo energetico e tecnico. Un sistema visivo efficiente, ben integrato con vestibolo e propriocezione, riduce la necessità di compensare e libera risorse per la propulsione.


Cosa dice la letteratura scientifica


Le evidenze più solide sul rapporto tra funzione visiva e prestazione in vasca arrivano, forse sorprendentemente, dal nuoto paralimpico. Per costruire un sistema di classificazione basato sull'evidenza per i nuotatori con disabilità visiva, un gruppo di ricerca della Vrije Universiteit Amsterdam ha misurato in atleti di livello internazionale una batteria di funzioni visive (acuità, sensibilità al contrasto, sensibilità alla luce, percezione della profondità, ricerca visiva, percezione del movimento) e le ha messe in relazione con i segmenti della gara sui 100 stile libero: partenza, nuotata, virata, arrivo e capacità di tenere una traiettoria rettilinea nella corsia. I risultati, pubblicati nel 2022 su Sports Medicine - Open, confermano che l'informazione visiva è necessaria per una prestazione ottimale: gli atleti con funzione visiva migliore superano quelli con visione rudimentale o assente, l'acuità visiva è il predittore più forte del tempo di gara, e funzioni come percezione della profondità, percezione del movimento, sensibilità alla luce e ricerca visiva aiutano a spiegare la qualità dell'arrivo e la capacità di restare al centro della corsia.


Già nel 2018 un panel di esperti internazionali di nuoto paralimpico, in uno studio Delphi pubblicato su Frontiers in Psychology, aveva indicato che percezione della profondità e sensibilità al contrasto sono rilevanti per la prestazione, perché condizionano la stima della distanza dalla parete, e quindi virate e arrivi, e la lettura della linea scura sul fondo.


Questi dati vanno letti con onestà: sono raccolti su atleti con disabilità visiva e non si trasferiscono meccanicamente a chi vede bene. Dicono però una cosa precisa: il sistema visivo è un determinante della gara, soprattutto nei segmenti in cui il nuotatore deve rapportarsi allo spazio. Per l'atleta normovedente la domanda cambia forma: non quanto vede, ma quanto efficacemente il suo cervello usa ciò che vede e lo integra con gli altri sensi. È esattamente il campo di lavoro della Sport Vision.


Un prerequisito spesso trascurato: vedere nitido in acqua


Se l'acuità visiva è il predittore più forte, un nuotatore con un difetto refrattivo non corretto in vasca parte con uno svantaggio evitabile. Gli occhialini graduati sono una soluzione semplice, mentre l'uso di lenti a contatto in piscina va valutato con il medico oculista per le implicazioni igieniche. È un aspetto che verifico sempre prima di parlare di allenamento visivo.


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Il protocollo Sport Vision per il nuoto che sto sviluppando


Per queste ragioni sto sviluppando un protocollo di Sport Vision specifico per il nuoto, con due obiettivi: valutare le abilità visive e neuro-sensoriali dell'atleta e progettare programmi di allenamento visivo personalizzati. L'impostazione su cui sto lavorando prevede tre fasi.


La prima è la valutazione a secco, in studio: stabilità della fissazione con il capo fermo e in movimento, movimenti saccadici e di inseguimento, visione periferica, percezione della profondità, tempi di reazione visuo-motori, dominanza oculare, equilibrio con e senza informazione visiva, integrazione visuo-vestibolare. L'obiettivo è ottenere un profilo misurabile dell'atleta, da cui emergono punti di forza e aree di lavoro.


La seconda è l'allenamento visivo personalizzato, costruito sul profilo e integrato nella programmazione tecnica in accordo con l'allenatore. Si lavora a secco su ciò che poi deve trasferirsi in acqua: stabilità dello sguardo con rotazioni del capo, riorientamento rapido dopo una rotazione, stima delle distanze, tempi di reazione.


La terza è la verifica del trasferimento insieme al tecnico, osservando in vasca respirazione, traiettoria, virate e partenze, per capire se il lavoro visivo si traduce in gesto.

Il percorso si rivolge a nuotatori agonisti e master, ai giovani atleti in fase di apprendimento tecnico, a chi pratica nuoto in acque libere e triathlon, e alle società sportive e ai tecnici che vogliono integrare nella preparazione una dimensione ancora poco esplorata.


Visione, neuroscienze e biomeccanica lavorano insieme


Credo che il futuro della preparazione sportiva passi sempre più da un approccio multidisciplinare, in cui ortottista, allenatore, preparatore e chi si occupa di biomeccanica condividono dati e obiettivi. Il nuoto, proprio perché è stato a lungo considerato uno sport non visivo, è oggi uno dei terreni più interessanti su cui dimostrare quanto la qualità dell'elaborazione sensoriale incida sulla prestazione.



Perché la vista non serve soltanto a vedere.

Serve a muoversi meglio.

Se sei un nuotatore, un allenatore o una società sportiva di Palermo e provincia e vuoi saperne di più sul protocollo o prenotare una valutazione Sport Vision, puoi contattare il mio studio in Via E. Notarbartolo 22/B a Palermo dalla pagina Contatti.

FAQ - Domande frequenti sul sistema visivo nel nuoto


Lo Sport Vision è utile anche per il nuoto?

Sì. Anche senza una palla da seguire, il nuotatore usa il sistema visivo per orientarsi nella corsia, stimare la distanza dalla parete in virate e arrivi, stabilizzare lo sguardo durante la respirazione e coordinare partenze e cambi in staffetta. La Sport Vision valuta e allena queste abilità e la loro integrazione con il sistema vestibolare e quello propriocettivo.


Perché il sistema visivo è importante nelle virate?

In virata l'atleta deve stimare la distanza dalla parete leggendo i riferimenti sul fondo, eseguire una capovolta che stimola intensamente il sistema vestibolare e riorientarsi rapidamente in fase subacquea. Percezione della profondità, stabilità dello sguardo e capacità di riorientamento dopo una rotazione incidono direttamente sul tempo di virata.


Cos'è il riflesso vestibolo-oculare e perché conta per chi nuota?

È il riflesso che fa muovere gli occhi in direzione opposta alla rotazione del capo per mantenere stabile l'immagine. Nel nuoto interviene ogni volta che la testa ruota per respirare o esegue una capovolta: se funziona in modo efficiente, il nuotatore conserva un riferimento fermo e mantiene l'assetto; se è poco efficiente, il corpo compensa con movimenti che costano energia.


In cosa consiste una valutazione Sport Vision per nuotatori?

È una valutazione a secco, in studio, che misura stabilità della fissazione con il capo fermo e in movimento, movimenti saccadici e di inseguimento, visione periferica, percezione della profondità, tempi di reazione visuo-motori, dominanza oculare, equilibrio con e senza informazione visiva e integrazione visuo-vestibolare. Dal profilo che ne emerge si costruisce un programma di allenamento visivo personalizzato, condiviso con l'allenatore.


Chi ha un difetto visivo deve nuotare con gli occhialini graduati?

Se l'acuità visiva in vasca è ridotta, i riferimenti sul fondo e sulla parete diventano meno leggibili e la stima delle distanze peggiora. Gli occhialini graduati correggono il difetto in modo semplice e sicuro, mentre l'uso di lenti a contatto in piscina va valutato con il medico oculista per le implicazioni igieniche.


Lo Sport Vision per il nuoto si svolge in acqua o a secco?

La valutazione e la maggior parte dell'allenamento visivo si svolgono a secco, in studio, perché richiedono strumenti e condizioni controllate. Il trasferimento in acqua viene poi verificato insieme al tecnico, osservando respirazione, traiettoria, partenze e virate.

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